Gisoo Kim/L’arte di cucire le immagini

a cura di Romina Ciulli e Carole Dazzi

Treebranches

Nelle sue opere Gisoo Kim utilizza una tecnica particolare di collage fotografico, nella quale le fotografie vengono assemblate attraverso l’uso del ricamo. I lavori dell’artista coreana, ormai trapiantata in Germania, sono infatti realizzati cucendo insieme singole parti di immagini, allo scopo di stimolare non solo diverse combinazioni prospettiche, ma soprattutto differenti reazioni emotive. Ecco, dunque, che una nuova realtà si crea davanti ai nostri occhi, fatta di elementi visivi che si armonizzano e si completano proprio grazie ai ricami intessuti con ago e filo. Parliamone con l’artista.

Lines and space, 2026

I tuoi collage fotografici si caratterizzano per l’uso del ricamo. Attraverso questa tecnica le immagini, collegate tra loro per mezzo del filato, generano prospettive inaspettate, e si aprono a nuove realtà e a nuove modalità di approccio interpretativo. Puoi raccontarci perché hai scelto proprio questa pratica artistica?

Durante gli studi di scultura in Corea, nell’ambito del mio corso dovevamo lavorare con materiali quali legno, pietra, argilla o metallo. In seguito, ho lavorato con il tessuto. Anche durante gli studi artistici, mi sono concentrata principalmente su oggetti scultorei e installazioni. Ho iniziato a cercare nuovi materiali. che fossero leggeri, dato che non possiedo una grande forza fisica. La leggerezza era fondamentale anche per facilitarne il trasporto. Inoltre, volevo poter lavorare il materiale senza dover ricorrere a troppi strumenti.

Hidden landacape

Cercavo anche materiali di uso quotidiano, facilmente reperibili. Come ho già detto, ho iniziato con il tessuto. Tuttavia, questo materiale mi sembrava troppo scontato e convenzionale. Così ho iniziato a lavorare con fotografie e filati. Credo che la materialità abbia un ruolo illimitato e ricco di possibilità. I miei strumenti sono ago, ditale e forbici; i miei materiali sono stampe fotografiche e filo. Si tratta di oggetti di uso comune, facilmente reperibili. Le fotografie sono di facile accesso, e i soggetti in esse ritratti mi permettono di incorporare colori, texture o persino motivi e temi diversi. Il ricamo crea una texture in rilievo sulla superficie altrimenti liscia della fotografia, generata dai piccoli fori dell’ago e dal filo applicato. Ciò conferisce all’immagine una nuova dimensione.

Landscape

Un aspetto importante nei tuoi collage è svolto dalle cuciture. Esse, infatti, uniscono i vari elementi visivi, mostrandosi ora più evidenti, ora più nascoste. Un procedimento che, oltre a esplorare i possibili livelli compositivi dell’immagine, sembra innescare un continuo rimando alla dimensione reale ma anche immaginaria, collegando aspetti soggettivi, collettivi ed emotivi della nostra esperienza. Quanto, dunque, la componente personale influisce sul tuo processo creativo?

Mi ritrovo sospesa tra la cultura tedesca e quella coreana. I miei ricordi, i miei pensieri e le mie azioni affondano le radici in entrambe le culture. E un aspetto fondamentale del mio lavoro consiste nel combinare e fondere punti di vista e prospettive profondamente diversi. Nel mio lavoro ho sviluppato una tecnica innovativa che prevede la creazione di collage fotografici, ma invece di ricorrere alla colla o al ritaglio digitale, unisco le fotografie cucendole tra loro con del filo. In questo modo, metto in relazione luoghi e situazioni che possono essere collegati in modi reali o surreali. I punti di cucitura non servono soltanto a unire le diverse immagini, ma costituiscono essi stessi delle opere di ricamo. Integrando il ricamo nelle fotografie, le opere acquisiscono profondità, oltre a una stratificazione e a una consistenza materica più ricche.

A piece of nature

Le tue opere spesso richiamano elementi pittorici tipici delle raffigurazioni paesaggistiche. Tuttavia, a mano a mano che lo sguardo si avvicina, qualcosa di più complesso, di più profondo, emerge dall’immagine classica, destrutturandola sia stilisticamente, sia percettivamente. Che tipo di narrazione cerchi di raccontare agli spettatori? E quale messaggio vorresti che arrivasse loro?

È proprio questo che voglio sottolineare: che la natura è parte integrante dell’umanità e che non possiamo farne a meno, proprio come accade per le cose che diamo per scontate. Voglio mostrare che non possiamo vivere senza la natura. L’installazione, composta da contenitori realizzati in carta fotografica, mira a illustrare il forte legame tra l’essere umano e la natura nel contesto della nostra convivenza. I singoli paesaggi sono collegati tra loro da fili che si snodano attraverso le diverse scene. I contenitori, cuciti a partire dalle fotografie, sono a loro volta intrecciati l’uno con l’altro, dando vita a forme astratte che a volte da una certa distanza non riusciamo a comprendere appieno, ma che dobbiamo percepire.

Diary

Parliamo in particolare della serie On the way, ovvero del progetto intitolato Diary. In questo lavoro l’uso di inquadrature di impianto teatrale rende le composizioni accattivanti e quanto mai surrealiste. Inoltre, i filati vengono impiegati come dei veri e propri elementi grafici funzionali, trasformando questi lavori in qualcosa di ancora più sperimentale. Puoi parlarci di questi due progetti?

Diary (on the way). Ho avviato il progetto “diary” nel 2010, in occasione di una residenza artistica di due mesi presso il Seoul Art Space. Il mio lavoro si svolgeva nella periferia di Seul, in un’area industriale in fase di trasformazione in paesaggio culturale. Volevo documentare questo paesaggio – a modo mio e sotto forma di diario – attraverso diverse situazioni. Intendevo cogliere ed evidenziare con precisione i cambiamenti e la nuova prospettiva con cui osservavo la mia città natale dopo il mio allontanamento.

Threads of space

Il progetto riflette il tema dei “Due luoghi“, che si completano e si influenzano positivamente a vicenda, collegando realtà distanti, una familiare e l’altra estranea. Combino le mie fotografie analogiche con motivi diversi per creare un’opera nuova. Questo avviene assemblando le immagini tra loro. Il ricamo minuzioso con fili colorati sulla superficie fotografica diventa un disegno eseguito con ago e filo, dando vita a mondi visivi inediti e surreali. La realtà visibile della fotografia genera nuovi spazi e crea un universo immaginario fatto di immagini, al contempo astratte e narrative. Gli elementi ricamati e cuciti instaurano un dialogo surreale con le fotografie, creando una seconda realtà complessa e ricca di poesia.

Appereance

Nei tuoi collage c’è un uso particolare della luce e dell’ombra. Il contrasto, generato dalle immagini combinate ai filati, da una parte attribuisce alle composizioni forme reali, quasi scultoree, dall’altra stimola associazioni immaginifiche, irreali. Fino a che punto, dunque, la sperimentazione interdisciplinare può stimolare la dimensione creativa?

In senso figurato, questo recipiente serve a contenere e ad assorbire. Letteralmente, tuttavia, è costituito da singole immagini fotografiche che mostrano non solo il fronte, ma anche il retro delle foto. Da lontano dà l’impressione di un contenitore chiuso, ma avvicinandosi, si scorgono al suo interno paesaggi verdi e rigogliosi. Luoghi e situazioni diversi si intrecciano, offrendo uno sguardo su un mondo nuovo e unico.

Sediments of memory

Nel tuo percorso artistico troviamo anche la creazione di abiti e accessori caratterizzati da elementi fotografici. In questo caso le parti visive, all’apparenza più cupe, e quelle ricamate, dall’aspetto più chiaro, trasformano l’oggetto/vestito in un mezzo per esplorare i vari processi percettivi. Perché hai scelto uno strumento come la moda per esprimere la tua ricerca?

Ho sempre trovato la fotografia estremamente noiosa a causa della piattezza delle superfici. Volevo aggiungere più strati. Così ho sperimentato forme diverse, come borse e capi d’abbigliamento. Oggetti quotidiani trasformati in soggetti fotografici. Per noi è un elemento essenziale quanto il lavoro, la famiglia o la società, se non di più. Realizzo i miei abiti fotografici partendo da fotografie in formato 10×15 con orientamento orizzontale. Le assemblo accuratamente a mano, dando vita a una nuova immagine. Le cucio insieme con ago e filo, creando cappelli, abiti o persino borse dotati di una nuova identità.

Landscape

Call and response è invece un’istallazione di 15 vasi, composti da fotografie cucite insieme con fili sottili. Su ogni vaso le figure umane occupano uno spazio frammentato e, al tempo stesso, interconnesso, a rappresentazione di quanto siano fragili le nostre relazioni sociali, e quanto sia forte il nostro bisogno di interdipendenza. Puoi raccontarci com’è nato questo progetto?

Questo è stato il tema del festival fotografico “House of Paper” a Berlino nel 2025. Mi è stato chiesto se avessi un’idea per un’installazione incentrata sui temi della comunicazione e dell’atteggiamento. Per realizzare la mia opera, ho riflettuto sulle connessioni tra le persone. L’installazione, composta da contenitori realizzati da fotografie, mira a illustrare il forte legame tra individuo e società nel contesto della nostra vita condivisa. Le persone sono unite da fili all’interno di un tessuto sociale coeso. I contenitori, cuciti utilizzando le fotografie, si intrecciano ulteriormente, creando forme astratte che a volte non riusciamo a cogliere appieno da lontano. E’ necessario, invece, osservarli più da vicino e prestare attenzione a ognuno di loro. I contenitori sono sospesi nell’aria, e formano un’unica figura.

Between lines

Il tema della memoria è alla base della mostra intitolata Fäden des Raums. Qui le immagini del modo reale sembrano sempre, in qualche modo, alludere ad aspetti legati alla propria esperienza personale. Puoi parlarci di questo progetto? E che ruolo ha la memoria nella tua ricerca artistica?

Nelle mie fotografie catturo ciò che ritengo essenziale durante i miei viaggi intorno al mondo. Ho sviluppato un metodo personale per creare legami tra luoghi, paesaggi e momenti diversi, unendoli in modo permanente. Ritaglio le fotografie e cucio insieme i singoli frammenti per dare vita a un nuovo contesto. Aggiungo ricami che tracciano linee di connessione, evocano riflessi di luce nelle immagini, oppure celano o nascondono alcuni dettagli. In questo modo creo una “seconda” realtà, sotto forma di collage e oggetti in cui i nuovi mondi visivi si rivelano apertamente. Nella tensione tra realtà e fantasia, e attraverso l’unione di luoghi e momenti che non necessariamente appartengono alla stessa dimensione, emergono immagini nuove e poetiche, intessute nei fili dello spazio.

Threads of space, 2026

Ci sono degli artisti che hanno influenzato il tuo lavoro o che continuano a ispirarlo?

Mi piacciono Louise Bourgeois, Christo e i grandi maestri.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Vorrei cimentarmi in installazioni su larga scala caratterizzate da motivi paesaggistici.