Who’s next?… Benedetta Cappa

a cura di Valentina Biondini, appassionata di arte e letteratura

Cime arse di solitudine, 1936

Benedetta Cappa è stata un’artista italiana del ‘900 a dir poco poliedrica: pittrice, scrittrice, scenografa… Rimasta spesso nell’ombra, era tuttavia dotata di una personalità dirompente, tanto che ben presto decise di adottare come nome d’arte, sia nei suoi scritti sia nei suoi dipinti, il solo nome proprio: Benedetta.

Moglie del ben più noto Marinetti, Cappa non ebbe solo il ruolo di compagna o musa del marito artista, ma fu lei stessa un’energica e dotata pittrice all’interno del movimento Futurista di cui fu promotrice anche oltreoceano dopo la morte del marito. Grazie a lei il Futurismo sviluppò una sorta di coscienza femminile parallela e l’artista, col tempo, divenne una guida molto ammirata dai componenti del movimento.

Il grande X, 1931

Come d’abitudine, prima di passare ad “intervistare” l’ospite della nostra rubrica, facciamo qualche accenno alla sua biografia. Benedetta Cappa nasce nel 1897 a Roma presso un’agiata famiglia piemontese, che le impartisce un’educazione rigorosa. La sua prima formazione artistica si svolge presso lo studio del futurista Giacomo Balla. Proprio nel suo studio, nel 1918, incontra Filippo Tommaso Marinetti, che su di lei si espresse così: «Ammiro il genio di Benedetta mia eguale e non discepola». Cappa dunque colpisce il leader del Futurismo, e da un’amicizia intellettuale sboccia l’amore, suggellato nel 1920 con il matrimonio.

Spsicologia di un uomo, 1918

Le sue prime opere mostrano un legame stilistico con il maestro Balla, ma in seguito il suo linguaggio diviene autonomo, e l’incontro con Marinetti si rivela determinante anche dal punto di vista artistico, in quanto la spinge verso un’evoluzione futurista della sua pittura.La sua adesione ufficiale al gruppo futurista risale al 1919, anno che coincide anche con l’inizio della sua carriera. Ma già nel disegno Psicologia di un uomo dell’anno precedente, donato a Marinetti dopo il loro primo incontro, chiarisce subito la sua posizione rispetto alla conclamata misoginia del gruppo. Il disegno, infatti, vero e proprio documento di proto-femminismo, è la rappresentazione ironica dell’universo maschile e delle sue qualità. Si tratta di una sorta di ritratto psicologico dell’uomo e, più precisamente, di Marinetti che curiosamente firma “Benedetta fra le donne, paroliera futurista”.

Aeropittura di un incontro con l’isola, 1935

Nel 1924 partecipa al I Congresso Nazionale Futurista tenutosi a Milano. Successivamente viene invitata cinque volte alla Quadriennale di Roma e altrettante volte alla Biennale di Venezia. Nel 1930 è la prima donna a vedere una propria opera pubblicata nel catalogo della Biennale, un traguardo a dir poco ragguardevole.Tra gli anni ‘20 e ‘30 si concentra sull’aeropittura – uno sviluppo del Futurismo che si basa sulla visione del mondo dall’alto, dall’aereo, simbolo della modernità – e nel 1929 firma insieme a Balla, Depero, Prampolini, Dottori, Fillia e lo stesso Marinetti, il “Manifesto dell’Aeropittura Futurista”.

Rumori di treno notturno, 1924

Il progresso dell’aviazione, avvenuto in concomitanza con la Grande Guerra, le fornisce l’occasione di concepire forse le più belle realizzazioni della sua carriera: l’immagine che l’artista restituisce è prodotta dalla sua fantasia, e i viaggi in aereo che compie sono il punto di partenza per esprimere la sua creatività. In “Aeropittura di un Incontro con l’Isola” (1935-36), un quadro di originale e surreale poesia, raffigura una parte di un’isola (forse l’Elba, dove ha trascorso le vacanze) scevra delle sue particolarità, quasi millenaria e incontaminata, che sembra galleggiare in una grande vastità d’acqua ed in parte è inglobata in una sfera trasparente. Nel 1936 lavora a quello che per molti è il suo capolavoro artistico, “Cime arse di Solitudine”, ma emblematico è anche “Luce + rumori di treno notturno” (olio e collage su tela, 1925).

Velocità di motoscafo, 1924

In generale il suo linguaggio artistico è personale, la sua arte è dominata dall’azzurro, dalle forme geometriche, dall’astrazione, dalla libertà e dal dinamismo. Un tema che le sta particolarmente a cuore è il mare, associato all’inconscio, come in “Velocità di motoscafo” (1919-1924) in cui il mare è co-protagonista con la scia, emblema del dinamismo. La sua produzione inoltre è caratterizzata dall’uso di colori tenui e da una luce nitida che valorizza i volumi. Mentre i temi prediletti sono la velocità, la natura e l’ambiente. Fra le sue opere figurano anche i magnifici affreschi con cui decora il Palazzo delle Poste di Palermo dove i suoi pannelli raffigurano le comunicazioni terrestri, marine, aeree, telegrafiche e radiofoniche.

Ritmi di rocce al mare, 1929

La sua produzione si interrompe bruscamente nel 1944, dopo la scomparsa di Marinetti, quando decide di dedicarsi esclusivamente alla diffusione delle opere futuriste, anche oltreoceano e soprattutto in America, dove stringe amicizia con la celebre collezionista d’arte Peggy Guggenheim. La morte la coglie, dopo una lunga malattia, nel 1977 a Venezia.

Eccomi qui, sono Benedetta, la futurista, e non solo la moglie di Marinetti. Ciò che mi sento di dire a riassunto della mia vita è che ho vissuto fino in fondo i tanti ruoli che ho ricoperto: pittrice, scrittrice, poetessa, moglie, madre e, da ultimo, guida del movimento futurista, in Italia e oltreoceano.Sin da giovane avevo intuito che l’anima femminile fosse solo all’alba della sua espressione artistica e che il campo delle possibilità artistiche fosse ancora vasto e ricco di spunti per le donne le quali, a mio avviso, erano, e sono, capaci di creare senza dover scimmiottare o copiare le esperienze maschili.

Sintesi delle comunicazioni aeree, 1934

Nei miei numerosi scritti e nei dibattiti a cui ho preso parte, ho sempre contestato l’egemonia maschile e sottolineato invece la spiritualità e la virilità della donna che è creatrice nell’arte e madre in natura. Nonostante queste mie posizioni, entrai a far parte con convinzione del movimento futurista e, nel giro di pochi anni, realizzai una vera e propria inversione di tendenza al suo interno: all’improvviso si era creato lo spazio anche per le voci femminili. Ad ogni modo non ho mai accettato che la donna si liberasse completamente dagli obblighi domestici perché ho sempre creduto nella nostra innata capacità di saper gestire tutti gli impegni della vita, in casa e al di fuori di essa.

Visione di porto, 1933

Mi chiedete adesso un giudizio sulla mia esperienza artistica? Beh, quanto alla mia arte, posso soltanto dirvi che, pur partendo sempre dalla realtà, essa non è mai stata verista. Anzi mi sono sempre allontanata dal verismo, in un continuo sforzo di sintesi, astrazione e fantasia! Ed è innegabile che ad avvicinarmi all’ideale di arte a cui ho sempre aspirato mi abbia aiutato tantissimo il volo e mio marito grazie al quale, durante i nostri tanti viaggi in aereo, ebbi modo di sperimentarlo. Quanti ricordi di una vita, intessuta d’arte, che non scorderò mai!

Sintesi delle comunicazioni radiofoniche, 1934

Come è noto, nel secondo dopoguerra, il Futurismo entrò in un periodo di oscurità e di condanna ideologica per la sua implicazione con il Fascismo, e ciò indusse Cappa a chiudere ufficialmente il movimento militante già negli anni ’50. D’altro canto, però, la sua missione artistica non era ancora finita, così iniziò a spendersi senza sosta per far conoscere ovunque le opere del gruppo. Un impegno che senza dubbio ha dato i suoi frutti, dal momento che gran parte del corpus oggi esistente lo dobbiamo proprio al suo lavoro di recupero e divulgazione.