Who’s next?… Sibilla Aleramo

Scritto da Valentina Biondini, appassionata di letteratura

“Perché non ci sono state grandi artiste femminili?” titolava un celebre saggio della statunitense Linda Nochlin, saggio che ancora oggi conserva intatto il suo fascino. Correva l’anno 1971 e la Nochlin, insegnante di storia dell’arte al Vassar College di New York, aveva pensato di far luce su uno dei lati oscuri della sua materia: il motivo per cui il palcoscenico delle arti visive fosse da sempre stato calcato, fatte salve alcune rare eccezioni, da artisti di sesso maschile. 

Il suo testo confutava il pregiudizio secondo cui il genio artistico maschile sarebbe superiore a quello femminile, elencando tutta una serie di barriere – sociali, culturali, politiche – che per interi secoli hanno tenuto le donne lontane dall’arte, prima fra tutte il divieto di accedere alle accademie. Tuttavia, mutando la scenografia, passando cioè dal campo dell’arte a quello letterario, notiamo che la sostanza non cambia: il numero di scrittrici donne resta ben al di sotto di quello delle loro controparti maschili, almeno fino al secolo scorso.

Proprio per dare voce – perché no? – a un talento letterario femminile ingiustamente dimenticato, abbiamo deciso di parlarvi di Sibilla Aleramo.

Sibilla Aleramo, all’anagrafe Marta Felicina Faccio, nasce nel 1876 ad Alessandria e ancora piccola si trasferisce con la famiglia a Porto Civitanova, nelle Marche. Il trasferimento al sud segna uno spartiacque nella sua vita: dopo un’infanzia libera e un’educazione liberale, si ritrova sposata, a soli quindici anni e con matrimonio riparatore, a un rozzo ragazzo del luogo. Il matrimonio si rivela da subito una trappola claustrofobica per lei e nel 1901 arriva alla drastica risoluzione, inconcepibile per l’epoca, di abbandonare il marito e l’amato figlio, dando inizio alla sua seconda vita, da donna libera.

Si trasferisce a Roma e si dedica intensamente alla produzione letteraria: scrive articoli di costume e di sociologia per poi arrivare a lambire, con una penna via via sempre più ferma, il tema della condizione femminile, un territorio ancora del tutto inesplorato in Italia. Dopo la fine del matrimonio, intreccia svariate relazioni amorose con esponenti dell’ambiente letterario italiano – Giovanni Cena, Salvatore Quasimodo e Dino Campana, tanto per citare i nomi più illustri, più una relazione omosessuale con la scrittrice Lina Poletti -, ed è sconfortante rilevare come la si ricordi più per la sua burrascosa vita sentimentale, piuttosto che per il suo ingegno letterario, oltre che per il suo fondamentale contributo al dibattito sulla questione femminile di cui è stata, senza dubbio alcuno, pioniera e antesignana nel nostro paese.

Nel corso della sua vita, inoltre, Sibilla collabora con varie riviste, come “Vita internazionale” e “Vita moderna”, e per un breve periodo dirige “L’Italia femminile”. È autrice sia di opere in prosa – “Una donna”, “Il passaggio”, “Andando e stando”, “Amo, dunque sono”, “Il frustino” e altre ancora – sia di poesie – “Sì alla Terra”, “Momenti”, “Aiutatemi a dire”, “Selva d’amore”, “Luci della mia sera”.

Se il proprio vissuto e i propri amori costituiscono la materia prima alla base di tutte le sue opere, è, però, proprio con il suo primo romanzo, “Una donna”, pubblicato nel 1907, che Sibilla raggiunge il punto più alto della sua produzione. Insieme diario, romanzo e autobiografia, “Una donna” narra le vicende e i più intimi moti dell’animo, che l’hanno condotta alla sofferta, ma convinta decisione di affermare la sua essenza di donna, libera e pensante, rifiutando i ruoli tradizionali di madre e moglie. Una storia insieme intima ed universale che, alla sua uscita, accende un dibattito senza precedenti sulla condizione della donna, relegata nell’ambito familiare e tagliata fuori dalla società attiva.

Il fermento culturale seguito alla pubblicazione del libro, che viene immediatamente tradotto in dodici lingue, porta la Aleramo ad aderire al movimento di emancipazione della donna, partecipando a dibattiti sulle riviste e stringendo nuovi rapporti di amicizia femminile che le permettono di sperimentare il concetto di “sorellanza”, allora in via di definizione.

Definito da alcuni un esercizio di autoanalisi in forma letteraria (che non fa sconti a nessuno, protagonista inclusa), “Una donna” è uno dei primi libri femministi apparsi in Italia e proprio da esso si dovrebbe partire per riscoprire – perché no? – una scrittrice italiana di talento che tanto ha scritto e tanto ha fatto a favore dell’emancipazione femminile.

 

 

 

 

Valentina Biondini, esperta in materie letterarie, è appassionata di letteratura, in particolar modo di epoca vittoriana, e della cultura anglosassone. Ha collaborato con il magazine online “Parole a colori”, dedicato alla cultura, allo spettacolo e all’intrattentimento, scrivendo di libri, film e vite di autori. Da sempre affascinata dal talento muliebre, soprattutto in ambito letterario, è interessata al rapporto tra l’arte e la creatività femminile. Il suo intento è quello di rendere note le imprese e le gesta, a volte misconosciute, di donne artiste. Per The Female Curators è contributor della rubrica “Who’s next?…”.

 

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