Rollo Bryant/Il design incontra la natura: un dialogo aperto

Le sculture-oggetto di Rollo Bryant, designer olandese, incorporano l’immediatezza del lavoro a mano libera con la simulazione digitale, e sono frutto di una ricerca che si focalizza in particolar modo sull’integrazione tra la funzionalità e l’estetica dell’oggetto, le strutture organiche e quelle naturali. I lavori di Bryant, infatti, riservano una particolare attenzione all’innovazione dei materiali, alla composizione della texture e all’illuminazione. Il suo percorso si indirizza verso un cambiamento dell’idea produttiva, al fine di creare una modalità realizzativa che sia concepita, e poi percepita, come responsabile. Si tratta pertanto di una pratica sensibile alle problematiche ambientali, rivolta alla salvaguardia della biodiversità e alla riqualificazione dell’ambiente urbano quale riparo per le diverse specie viventi. Gli spazi sono progettati per l’uomo e reinterpretano il rapporto tra ambiente artificiale e naturale, creando nuovi habitat fondati sulla sinergia e la convivenza interspecie. Rollo Bryant fa parte di quella nuova generazione di designers che intendono moderare l’impatto dell’uomo sulle città del futuro e ridurre al minimo gli effetti negativi sulla biodiversità, per conservare e rispettare l’integrità dell’ambiente che ci circonda. Parliamone con lui.

Nei tuoi progetti unisci la tradizione del lavoro manuale con le possibilità espressive delle nuove tecnologie digitali. Come nascono i tuoi lavori? E qual è il tuo rapporto con la tecnologia nel creare un oggetto visualmente nuovo?

Le incredibili possibilità dei nuovi strumenti digitali, attraverso diversi software open source, hanno permesso a giovani designer come me di avere enormi opportunità, consentendo un nuovo tipo di libertà di sperimentazione. Il mio processo consiste semplicemente nella ricerca di diverse tecniche di modellazione che posso utilizzare contemporaneamente e dare vita a un tipo di sistema che consenta un’ampia varietà di risultati possibili. Sebbene molte persone abbiano ipotizzato che io stia usando il design computazionale, in realtà sto modellando principalmente attraverso strumenti di scultura a mano libera con l’aiuto di simulazioni di particelle/fluidi per migliorare i risultati (arrivare ad avere e riordinare la geometria. Per ciò che riguarda il lato produttivo del mio processo, l’utilizzo della stampa 3D mi consente ovviamente la libertà di divertirmi molto di più e poter creare dei prototipi di disegno, con cui altrimenti sarebbe quasi impossibile interagire fisicamente.

In uno dei tuoi progetti più rappresentativi, Urban Stem, hai creato un impianto di illuminazione che vuole integrarsi con l’ambiente circostante, quasi come se crescesse direttamente dal terreno. In questo modo riesce a svolgere contemporaneamente la sua funzione primaria di sorgente di luce, ma altresì agire come rifugio e nido per organismi vegetali e animali. Quanto il design è anche un mezzo per sensibilizzare la società verso le problematiche attuali sull’ambiente e la biodiversità? Puoi parlarcene?

Penso che in questo momento, aumentare la consapevolezza sia un aspetto che non riguarda solamente i problemi che circondano le nostre sfide ambientali, ma in realtà serve proprio a ispirare delle soluzioni, cosa molto importante per qualsiasi designer. Il progetto è iniziato proprio dall’osservazione di questi spazi verdi pubblici urbani, e notando la netta divisione tra erba e asfalto. Ho pensato che fosse interessante considerare l’idea che le nostre infrastrutture presenti in questi spazi non fossero solo a beneficio delle persone, ma potessero anche essere applicati a molti tipi diversi di fauna selvatica. Per me l’obiettivo non era progettare per un particolare ecosistema, ma come suggerite voi, condividere l’idea che progettare in questo modo per il pubblico dominio aprisse molte più possibilità che questi ambienti risultassero più site specific.

Urban Stem

Nella realizzazione dei tuoi progetti un aspetto fondamentale è quello della ricerca sui materiali, le texture e il colore, che hanno la particolarità di ricreare le qualità costitutive proprie degli elementi naturali. In Urban Stem, per esempio, ti sei ispirato alle rocce Tafoni, caratterizzate dall’alternarsi di vuoti e pieni causati dalla progressiva erosione. Nelle lampade di Synergy Salt Lamps invece, la texture è plasmata dalla formazione e cristallizzazione del sale che, favorita dalla bioplastica, crea una superficie irregolare e materica attraverso cui la luce filtra in modo discontinuo per celarne la vera funzione. Infine in Lattice, hai sviluppato un materiale fatto di piastrelle dalle particolari sfumature di colore e trama, ispirate al manto del camaleonte, che risultano reattive all’ambiente in cui sono inserite, e si modificano in base al modo in cui vengono illuminate o se viene alterata la prospettiva. L’elemento naturale diventa così fonte primaria di ispirazione del tuo lavoro, diventando l’espressione di una natura mutevole e in costante movimento. Da cosa nasce questa fascinazione?

Penso che la biomimetica sia estremamente eccitante e che ci sia così tanto da imparare e da cui essere affascinati quando si tratta di processi naturali o cambiamenti materiali. Per ciò che riguarda i progetti che citate, per me è sempre partito tutto dal fatto di esaminare una cosa specifica che trovo bella o interessante, e vedere come riesco a usare nuovi metodi o tecnologie per esplorare modi diversi di sperimentare queste qualità all’interno dei miei progetti.

 

Synergy Salt Lamps

Bobulate invece è un progetto giocoso. È infatti costituito da una porta sulla quale è inserita una lente con parti convesse e concave che riflette la figura dell’osservatore ingrandita o rimpicciolita a seconda della posizione in cui si trova, restituendo così un ritratto fluido e in continuo cambiamento. Questa porta ottica si discosta dal suo uso pratico di consentire l’entrata e l’uscita, per creare al contrario un interspazio mutevole tra due diverse zone, e alterare la percezione che l’individuo ha sia di se stesso, sia dello spazio in cui si accinge a entrare. Perché in questo caso il design diventa un mezzo per cambiare la percezione non solo di un ambiente, ma anche dell’individuo verso se stesso?

A essere onesti, non stavo pensando a un livello così profondo riguardo alla percezione che l’individuo ha di se stesso, ma stavo cercando di dare a quello che potrebbe essere considerato un oggetto banale, un elemento più giocoso con cui sarebbe stato divertente farlo interagire. L’idea era quella di giocare con quel confine posto tra gli spazi in modo tale da mostrare uno stato d’animo in costante cambiamento. Movimento, luce e consistenza, vengono comunicati, ma in modo astratto. Così come una finestra sull’esterno è una finestra sul mondo, ho trovato interessante creare questa sorta di apertura all’interno di un diverso livello di comunicazione in cui è possibile identificare solo un frammento di ciò che si osserva.

Bobulate

Quali sono gli artisti/designers che hanno ispirato il tuo percorso artistico o ai quali ti ispiri attualmente?

Uno dei più grandi designer che mi hanno è un olandese chiamato Joris Laarman. Trovo il suo lavoro incredibilmente bello e tecnicamente sorprendente. La diversità dei suoi progetti, dai mobili ai ponti, è che mantiene il suo processo fresco e progressivo.

Lattice

Puoi parlarci dei tuoi progetti futuri?

Attualmente sto lavorando alla mia nuova collezione che, si spera, susciterà nuove domande sul design e sul modo in cui l’uomo può utilizzarlo nel rispetto della natura. Nel complesso i design sono più minimali nel linguaggio estetico, ma molto più dettagliati internamente. Ho sviluppato una nuova tecnica di modellazione che utilizza la tassellatura attraverso la geometria, consentendo un controllo maggiore su come la luce viene diffusa.

 

 

 

Biografia: Laureato in Design all’Accademia del Design di Eindhoven, Rollo Bryant focalizza la sua attenzione sul design quale mezzo di cambiamento ambientale, avvalendosi di tecniche di lavoro che uniscono la scultura a mano libera con il software computazionale. I suoi lavori sono stati esposti presso importanti eventi a livello internazionale, come la Milano Design Week e la Biennale di Venezia.

 

 

2 thoughts on “Rollo Bryant/Il design incontra la natura: un dialogo aperto

  • Dicembre 7, 2021 at 8:24 am
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    Complimenti, intervista molto interessante!!!

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