Gabriele Gasparotti/La nascita di Zelda

Intervista con l’autore del corto presentato alla Mostra di Venezia.

Il 5 Settembre in occasione della 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il Venice Production Bridge ha presentato Il Futuro del Corto d’Autore, Autori Fedic di ieri e di oggi, all’interno del quale è stato proiettato il cortometraggio La nascita di Zelda di Gabriele Gasparotti.

Un uomo che corre, una fuga continua attraverso campi, distese erbose, cumuli di sabbia. Corre nella luce del giorno e nel buio di una notte rossa come il sangue. Si moltiplica e affronta i suoi alter ego, diventando protagonista e allo stesso tempo testimone di una lotta tormentata contro se stesso e il mondo visibile e invisibile. Ne deriva un universo dove realtà e immaginazione si sovrappongono fatalmente. Ma ecco l’apparizione enigmatica di Maria. Dunque quale è il mistero delle apparizioni mariane? Sarà l’ultima possibilità di salvezza? E’ un viaggio labirintico e convulso quello a cui assistiamo, innescato dai tarocchi di Marsiglia, che abbonda di archetipi, allegorie, simboli, e che porta dritto “verso il punto in cui passa ogni luogo del mondo”.

Autore del cortometraggio è Gabriele Gasparotti, mente e corpo del Muga Muchū Morphing Theater, un collettivo performativo, musicale, e audiovisivo di sperimentazione multimediale declinata nelle più diverse forme.

A che cosa si ispira il cortometraggio e che cosa rappresenta la nascita di Zelda?

Il cortometraggio è nato pescando dei Tarocchi del mazzo marsigliese.  Queste carte raffigurano delle figure e nascondono al loro interno dei codici che, disposti in fila in ordine di estrazione, hanno raccontato una storia che è diventata il soggetto del cortometraggio. Successivamente nella fase realizzativa sono serviti come guida per capire come procedere. È la storia di un Bateleur, l’Arcano numero uno, che mentre sta leggendo le carte a un consultante, si accorge di trasformarsi in Papessa – colei che si ferma a riflettere e studiare, sacrificando il suo ego fino ad annullarsi per dedicarsi completamente alla gestazione di ciò che sta avvenendo dentro di lei. Cade così in una disperazione rabbiosa che lo porta – per un gioco di specchi –  a diventare consultante perdendo ogni certezza sul senso di ciò che gli sta intorno. La storia si sviluppa anche in altri video, Appunti da una casa di piacere alla deriva e  I fiori dai petali d’acciaio ne sono degli esempi.

Quanto il simbolismo costituisce un mezzo per accedere alla propria interiorità?

Portiamo con noi resti di antiche tradizioni, simboli e rituali atavici che formano una memoria collettiva – ciò che in tempi recenti Jung ha chiamato inconscio collettivo e che i mistici di ogni tempo avevano indicato con termini come Iperuranio e Akasha. Il soggetto conoscente guardando all’esterno identifica il mondo come rappresentazione della propria interiorità. In questo modo il simbolo diviene anche una chiave per scoprire il proprio rapporto con ciò che solitamente definiamo “l’altro”. Spesso, quando mi viene chiesto il significato di un mio testo o di un mio video, giro la domanda al mio interlocutore per capire cosa ci veda invece lui. In ciò che vediamo è racchiuso tutto quello che pensiamo di essere o di non essere.

Il surrealismo e l’esoterismo sembrano essere due tematiche fondamentali della tua ricerca artistica… Ce ne parli?

Oggi c’è molta attenzione alle idee di quello che è stato il movimento surrealista. Da queste si è attinto e si continua ad attingere a piene mani per creare l’immaginario musicale pop e cinematografico. Personalmente, pur trovandolo interessante, lo vedo troppo intellettualistico ed egocentrico.  La mia ricerca mira a uno sguardo primitivo, forse una predisposizione che sento –  la capacità di vedere dove la realtà si sfilaccia e lascia emergere ciò che le sta dietro. È qualcosa di diffuso nelle antiche civiltà e di cui si può ancora trovare traccia in alcune culture. Le dottrine esoteriche tramandano invece una serie di tecniche e conoscenze riguardanti la parte invisibile della realtà e il nostro rapporto con essa. Tutto questo all’uomo della società moderna può apparire vetusto e superstizioso. Io, oltre a trovarlo molto poetico, penso apra nuove prospettive che polverizzano le “solide verità” di significato che come una prigione definiscono i confini della nostra mente, avvicinando l’essere umano alla sua natura straordinaria.

Un altro aspetto importante sembra essere quello della crossmedialità, vista come fondamento delle moderne concezioni artistiche. Quanto questo concetto sta permeando i tuoi progetti?

Viviamo nell’età dell’Aquario, lo slancio verso nuovi modi di comunicare e le nuove tecnologie fa parte di magnetismi che non possiamo ignorare. Inoltre i nuovi media permettono di fare arrivare il mio lavoro praticamente ovunque senza dover passare a giudizio di una casa discografica che imporrebbe le sue idee e le sue tempistiche. Prima di YouTube far arrivare alle persone la propria musica comportava enormi spese di produzione, distribuzione e conoscenze. Adesso quando hai pronto un pezzo lo puoi pubblicare.

 

 

Biografia: Gabriele Gasparotti è autore di musica elettroacustica composta con strumentazione analogica. É ideatore del progetto Extrema Ratio (musica ispirata alla sceneggiatura del film perduto Maldoror il dio selvaggio, realizzata in collaborazione con Nicola Bogazzi) e del Gasparotti Muga Muchū Morphing Theater, progetto multimediale teso all’interazione della musica, delle arti visive e performative, profondamente influenzato dal surrealismo e dall’esoterismo. Attualmente è in uscita Istantanee vol.1, album di composizioni per sintetizzatori modulari (Buchla, Korg), nastro magnetico, pianoforte e quartetto d’archi in cui indaga l’interazione tra strutture matematiche e sincronismi aleatori del Tarocco di marsiglia. Nei live è accompagnato da Benedetta Dazzi al violoncello e live electronics. 

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