Ricardo Reis/ Una questione di prospettiva

Intervista con il fotografo portoghese che esplora il rapporto tra individuo e realtà attraverso un surrealistico bianco e nero.

Ti andrebbe di presentarti? E parlarci di come crei i tuoi scatti?

Il mio nome è Ricardo Reis e sono un artista. Quando ho cominciato, volevo essere un fotografo di guerra, ma nel mio paese di origine, il Portogallo, è molto difficile ottenere i contatti necessari per raggiungere questo obbiettivo. Ad ogni modo, sono stato fortunato perché ho ottenuto uno stage in un quotidiano portoghese. Questa attività ha portato il mio lavoro a essere pubblicato in diversi e importanti giornali e riviste.

Così ho iniziato a lavorare maggiormente nella fotografia di moda e in effetti sono stato assegnato alle settimane della moda che si sono svolte in Europa. Durante quegli eventi, ho scoperto di preferire il backstage dove avevo più libertà di fare cose diverse, di correre più rischi. È così che è iniziata la mia carriera.

Per quanto riguarda il modo in cui creo il mio scatto, completo sempre le immagini nella mia mente prima di prendere la fotocamera in mano. Uso diverse tecniche per ottenere l’effetto surreale del mio lavoro, ma non uso la post produzione. Invece ho bisogno di molto più tempo per ottenere ciò che voglio nell’originale.

Lisbon Surrealism

Perchè la scelta di scattare in bianco e nero?

Onestamente mi piace scattare in bianco e nero perché trasmette più emozioni. Al contrario, credo che il colore a volte possa distrarre. Per questo motivo scatto con una pellicola in bianco e nero in modo da poter utilizzare l’esposizione multipla per ottenere il risultato finale senza post produzione. Mi piace controllare ogni passo del processo, dall’inquadratura allo sviluppo della pellicola fino alla stampa. Inoltre sono affascinato dall’esercizio mentale di dover prima preparare l’immagine nella mia mente e seguire le associazioni di pensiero necessarie per tradurre l’idea nel lavoro finale.

In progetti come My day to day life in Portugal o A day in London, descrivi momenti di vita quotidiana con un realismo quasi surreale. Puoi raccontarci come sono nati questi lavori?

Portogallo e Regno Unito sono i posti in cui ho trascorso più tempo. Vivendo e lavorando lì, provo a guardare i luoghi, anche quelli turistici a modo mio. E ho capito che ogni giorno è diverso. Quindi volevo farli miei, un mix tra ciò che sono veramente e come invece li vedo io.

In alcuni dei tuoi lavori, come Beware the Errant Spectre, ci sono chiari elementi onirici e cinematografici. Quanto influiscono questi aspetti sui tuoi scatti?

Io adoro i film, quindi grazie per aver detto che il mio lavoro ha riferimenti cinematografici. È un grande complimento! Dopotutto è questo il mio obbiettivo: raccontare una storia, far sentire qualcosa, iniziare una conversazione o una discussione. In effetti, il mio scopo quando creo un’immagine fotografica è di coinvolgere le persone in un dialogo — per far sentire allo spettatore qualcosa, anche se è una reazione negativa. Voglio essere in grado di innescare una conversazione interiore — un ambiente, un’atmosfera — per creare curiosità nello spettatore verso le vite e i momenti rappresentati nelle mie immagini.

Al contrario, in altri progetti, ad esempio Urban Landscape, lo spazio architettonico e la città sembrano interagire e dominare le figure in una dimensione affascinante ma allo stesso tempo complessa e quasi completamente dominante. Puoi spiegare il rapporto con le figure umane?

In Urban Landscape l’architettura domina la figura umana perché una città può cambiarti e metterti in prospettiva. Può inghiottirti o renderti più grande, oppure puoi essere in totale pace in mezzo al caos. Ciò che conta è il tuo stato d’animo.

Quali fotografi ti hanno influenzato di più? Quali sono i tuoi riferimenti estetici e culturali?

Adoro i fotografi della Magnum Photos Agency, come Phillipe Halsman, Cartier Bresson, Koudelka, Paolo Pellegrin. Ma sono anche influenzato da pittori, architetti, musicisti, e dalla vita in generale.

People everywhere, everyone’s alone è un progetto molto interessante, che mostra un rapporto più intimo con i personaggi. Puoi parlarcene?

People Everywhere è stato molto importante per me. All’epoca mi trovavo in un momento difficile a causa di problemi personali, e mi sono costretto a mostrare la mia vulnerabilità e a connettermi con me stesso e con gli altri ancora di più. Di sicuro è uno die progetti che parlano più di me. Alla fine in quanto fotografo, e persona giovane, avevo bisogno e dovevo tirare fuori molte cose che erano rimaste bloccate dentro di me. Ho realizzato molto velocemente che avevo un modo diverso di vedere il mondo. Ho iniziato a notare che anche se c’erano molte persone che guardavano la mia stessa cosa, non vedevano quello che stavo vedendo io. La fotografia è diventata la rappresentazione più realistica del mio modo di vedere. La fotografia mescola tutti i mezzi artistici e sono ispirato a creare coesioni del mondo dei sogni con quello reale. Adoro la sfida di poter mettere su carta le idee e il mondo surreale di mia stessa creazione. La fotografia è stata ed è la forza trainante di tutte le mie attività creative.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Ho diversi progetti pronti e non solo per quanto riguarda la fotografia. Sto usando anche altri mezzi, quindi.. rimanete sintonizzati!

C’è mai stato un momento della tua vita nel quale hai detto a te stesso: “Perchè no?” Se si raccontacelo…

Certo molte volte. Quando qualcosa mi spaventa, se è diverso, fuori dalla mia comfort zone, mi dà ancora di più la forza per andare avanti.

 

 

 

 

Biografia: Ricardo Reis è nato in Portogallo, dove ha iniziato la sua carriera ottenendo uno stage presso un giornale quotidiano. I suoi scatti sono stati pubblicati su numerosi e importanti giornali e riviste. Successivamente è stato assegnato al settore della moda, a seguito delle sfilate in tutta Europa. Qui ha scoperto la sua inclinazione nell’afferrare i momenti reali e più eccitanti del backstage, un luogo dove poter scattare le sue foto con più libertà e creatività. Si occupa anche di musica, fotografia musicale e video musicali. Come direttore della fotografia di copertine di album e DVD, lavora in collaborazione con molte agenzie fotografiche europee in Portogallo e nel Regno Unito. Le sue opere sono esposte in diversi paesi e in collezioni private, tra cui USA, Regno Unito, Francia, Canada e Paesi Bassi. Attualmente vive a Lisbona.

 

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